martedì 30 giugno 1998

1998 Gita a Casella

Martedì 30 giugno ore 10 ritrovo in Piazza del Popolo: i ragazzi sono pronti già da un quarto d’ora e scalpitano perché non vedono l’ora di partire per questa insolita avventura.   Saliamo sul pulmino che sembra fatto su misura per noi: 28 posti a sedere e noi siamo 16 ragazzi, 6 accompagnatrici dell’ANFFAS e 5 volontari: io, Chiara, mia moglie Luciana, Silvana Boggia e Lucia Abbondati.    L’autista è il signor Matteo e il pulmino ci è stato gentilmente “prestato” dal comune di Cogorno.
            Facciamo subito le presentazioni: Egle Folgori, Egle Senno, Sandra Purificato, Laura Rovente, Milly Condini e Renzo, un simpaticissimo ragazzo che frequenta l’università e che da alcuni anni dedica tutto il suo tempo libero ai ragazzi dell’ANFFAS.     E poi i ragazzi: curiosi di ogni cosa, allegramente rumorosi ma disciplinati e controllati dalle accompagnatrici strategicamente distribuite in mezzo a loro.     Me li faccio subito amici con un giro di cioccolatini di don Nando (ne ho ancora in cantina un paio di scatoloni) e poi li stupisco con alcuni giochi di prestigio: ottengo scroscianti applausi facendo apparire e sparire monete e oggetti vari, ma confesso che quello che si diverte più di tutti sono sicuramente  io.
            Arriviamo a Genova quasi senza accorgercene: il signor Matteo purtroppo non verrà con noi, per cui ci diamo appuntamento per stasera.  Poi ognuno di noi si prende per mano un ragazzino (ormai siamo diventati tutti amiconi) e ci avviamo verso la stazione.    Il trenino è piccolissimo: è a scartamento ridotto ed è composto di soli tre vagoni; ne occupiamo uno intero e in tutta la stazione risuonano le risa e i gridolini dei ragazzi.   Finalmente alle 11,28 (in perfetto orario) il treno parte e incomincia ad inerpicarsi su per le alture che abbracciano Genova: malgrado la leggera foschia che ci impedisce di vedere bene il mare, il panorama è stupendo.
            I ragazzi sono molto affettuosi e cercano volentieri il “contatto fisico”: in questa ora di “stretta vicinanza” imparo a conoscerli e si stabilisce con alcuni di loro un rapporto molto bello.   La voglia di dare e di ricevere amore che emana da questi ragazzi-bambini è qualcosa di “palpabile” ed è impossibile rimanere insensibili: anche gli altri si lasciano volentieri coinvolgere e vedo Silvana contesa fra Paola (una ragazza altissima che l’ha evidentemente eletta come madre putativa) e Daniele.
            Chiara e Lucia sono in mezzo al gruppo, perfettamente a loro agio fra i ragazzi schiamazzanti, mentre Luciana si è scelta (o è stata scelta da) Maurizio, un ragazzo molto “difficile” e introverso che non dice una parola, non la guarda in faccia ma non le molla la mano e  non le permette di allontanarsi.   Io mi godo la popolarità acquisita con i giochi di prestigio: Edoardo vuole sapere a tutti i costi i trucchi mentre Cristina e Rossella (che mi chiamano ormai Silvan) mi chiedono il bis.


            Arriviamo a Casella dopo un’ora di viaggio e ci avviamo verso il ristorante che dista dalla stazione circa mezzo chilometro; alcuni ragazzi hanno difficoltà a camminare, ma nessuno di loro si lamenta e l’allegria non cala neppure per un attimo.
            Coda davanti ai bagni per pipì e lavata di mani, e poi -finalmente- tutti a tavola: l’aria della collina (450 metri s.l.m.) mette appetito a tutti, e nessuno dei ragazzi si fa pregare per mangiare gli ottimi piatti che ci servono.  
            Maurizio (il bel tenebroso) è seduto fra Chiara e Luciana e ormai si è lasciato contagiare: finalmente ha alzato la testa e anche lui ride e scherza quasi come gli altri.
            Improvvisamente di fronte a me Pamela, una ragazzina minuta con due grandi occhi timidi e spauriti da cerbiatta, che fino a un attimo prima mangiava e partecipava all’allegria generale si mette a piangere disperata.  Subito accorre Egle e se la coccola a lungo sussurrandole paroline dolci nelle orecchie: è un attimo di crisi (può succedere a tutti) che viene rapidamente superato.
            Frattanto Edoardo sfodera tutte le sue veramente notevoli doti di attore (ha recitato come protagonista ne “Il giro del mondo in 80 giorni” messo in scena alcune settimane fa) per cercare di convincermi a fargli assaggiare il vino.   Silvana è sempre “assediata” da Paola mentre Lucia chiacchiera con un paio di ragazzine.   Edo ad un certo punto si alza in piedi, chiede il silenzio di tutti e (assolutamente di sua iniziativa) ci fa un bel discorsetto di ringraziamento: in quel momento credo che un moschino mi sia entrato in un occhio perché non riesco a trattenere un paio di lacrimucce.
            Ma quelle che veramente sono sempre all’erta, pronte a risolvere ogni piccolo problema, a pulire una bocca, a tagliare una fetta di carne, a versare l’acqua, a tenere tutti “in riga”, sono le signore dell’ANFFAS (e naturalmente mi riferisco anche al bravissimo Renzo).    Mi sento in dovere (dopo averlo fatto a voce) di esternare la mia grandissima ammirazione per queste persone (sono in tutto una quarantina) che dedicano il loro tempo libero a questa meritevole opera di volontariato, a titolo gratuito (anzi, spesso rimettendoci di tasca propria).
            Sentiamo parlare tutti i giorni sui giornali e in tv di furti, scandali, sequestri, assassinii e amenità di questo genere: è bello scoprire che invece al mondo c’è anche altruismo, bontà e abnegazione.   Solo che non fa notizia, e allora nessuno ne parla.
            Dopo mangiato ci spostiamo (sempre molto lentamente) al parco di Casella: qui Renzo ci mostra la sua bravura organizzando alcuni simpatici giochi all’aperto e coinvolgendo tutti.  Purtroppo il tempo vola veloce e dobbiamo andare: io e i ragazzi che non hanno problemi a camminare ci portiamo avanti decisi a non fare partire il trenino,  mentre gli altri ci seguono “con calma”.
            Durante il viaggio di ritorno Paola si addormenta sulla spalla di Silvana e Maurizio (che ormai ha preso confidenza con tutti noi), le tiene una mano e non la perde di vista.
            Edoardo si dichiara esplicitamente a Lucia: le chiede di sposarlo e le bacia ripetutamente la mano con galanteria mandandola in visibilio (Lucia ci confessa che mai nessuno le aveva fatto il baciamano!).   Anche Chiara riceve una proposta di matrimonio, mentre io conquisto definitivamente l’ammirazione della platea (maschile e femminile) esibendomi di nuovo con i miei giochini di prestigio.   Si discute animatamente per decidere se assomiglio a Richard Gere, a Kevin Kostner o a Roger Moore.    Una ragazzina asserisce seria che sono tale e quale Paul Newman e un’altra invece dice che le ricordo Piedone lo Sbirro.     Naturalmente ognuno resta della sua idea e da quel momento ciascuno mi chiama col nome dell’attore prescelto.
            All’arrivo a Genova assaltiamo il bar perché siamo tutti assetati; poi naturalmente ci ritroviamo tutti in coda davanti alla toilette...
            Il rendez-vous con il pulmino avviene regolarmente alle 17,30 e durante il viaggio di ritorno l’inesauribile Renzo ci fa cantare complicatissime e allegrissime canzoncine (che i ragazzi evidentemente conoscono già).
            Ci scambiamo indirizzi e numeri di telefono, baci e abbracci, promesse di ritrovarci altre volte... e poi i ragazzi se ne vanno.   Restiamo io, Luciana, Chiara, Silvana e Lucia. 
            E’ stata una giornata meravigliosa: eravamo partiti con l’intenzione di dare e invece abbiamo ricevuto tantissimo.   Non voglio adesso fare della retorica: mi limiterò a dire che farebbe bene a tutti vivere almeno una volta una esperienza del genere.   Grazie ragazzi, e grazie a voi volontarie dell’ANFFAS.   Arrivederci a presto!


                                                                                                                      Corrado
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